C'è stato un sogno, una volta, che era Roma. Si poteva soltanto sussurrarlo. Era cosí fragile. ... sarà realizzato!     [Marco Aurelio, in Il Gladiatore, di Ridley Scott]

Trasmutare la propria rabbia

12 agosto 2016 alle 17:52

Un dubbio che potremmo avere: se devo accettare che gli altri siano liberi di vivere come vogliono, come posso evitare che i miei malumori derivanti da ciò, ricacciati indietro per non togliere spazio agli altri ingoiando rabbia, si trasformino in malesseri del corpo?

Come posso essere me stesso, anche nel mio disagio, pur permettendo agli altri di vivere la propria vita?

Come posso trasmutare, senza castigare?

Come posso sfogare la mia emozione, senza negare gli altri e senza svilire me stesso?

Ok, parto con le mie risposte a queste domande, che in fondo si riassumono con una sola (e la conoscete, se siete arrivati sin qui).

Premesso: se vi parte l’incazzatura per una cosa che non vi va, ormai è partita, siatene consapevoli, perdonatevi, fate che duri il meno possibile e fate che l’Amore la cancelli. Capita, non siate troppo severi con voi stessi, se siete questo, manifestate questo, perché il non perdonarsi aggraverebbe il malessere fisico che poi si esternerà nel corpo, sino a diventare malattia.

Se questo siete in grado di accettarlo, potete agire piano piano su una nuova direttrice 🙂

Quando qualcosa vi procura fastidio ed avreste voglia di scattare, di urlare, di manifestare il vostro dissenso in qualche modo, acquisite consapevolezza di voi stessi, dite ciò che avete da dire, orientando le frasi al vostro disagio, invece che al giudizio, esternando che state male e che faticate a contenervi.

Accettare che gli altri siano liberi, infatti, non significa che non possiate dire ciò che non vi piace. Ciò che è importante è che non lo critichiate. Potete persino arrivare a dire “Scusa, devo uscire perché sento il bisogno di tirare dei calci a dei sassi” o cose simili. Non ridete, si può fare e ve lo dico per esperienza personale.

Quando esternate il vostro disagio, il vostro corpo non ha più bisogno di somatizzarlo. Il problema delle malattie è che si somatizza ciò che non si ha il coraggio di ammettere con sé stessi o con gli altri il disagio psicologico. Se lo manifestate, evitate il rischio della somatizzazione.

Ecco, questa è la chiave di volta. Se non volete sfogarvi, ammettete di averne bisogno. Se non volete dare uno schiaffo, dite che lo vorreste dare e tirate consapevolmente un pugno al muro.

Sono stato chiaro? No? Beh, scrivete nei commenti e risponderò 🙂

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