C'è stato un sogno, una volta, che era Roma. Si poteva soltanto sussurrarlo. Era cosí fragile. ... sarà realizzato!     [Marco Aurelio, in Il Gladiatore, di Ridley Scott]

Un chiarimento su come vedo il lavoro

25 aprile 2016 alle 11:48

Un commento che è stato fatto su un mio post su Facebook, mi ha fatto venir voglia di dare un chiarimento sul mio stato lavorativo.

Io considero il lavoro un modo per vivere, non considero che si debba vivere per lavorare. Lavoro perché ovviamente mi servono dei soldi, non lavorerei se i soldi non mi servissero. Farei altro.

Ho sempre lavorato, senza mai neppure cercar troppo. Parto dal principio che l’Universo mi dia un lavoro quando mi serve e se il lavoro non arriva, vuol dire che in quel periodo non è previsto dalla mia Anima. Ci credo così tanto, da vivere secondo questo credo. Attendo.

Io credo fortemente nel Destino e so che divento ricco se è previsto che debba diventar ricco, non lo divento, se non è previsto che lo debba diventare. Quanto io lavori non ha alcuna influenza su ciò. Se è destino che io debba avere sempre cibo, lo avrò, se non è Destino che lo debba avere, potrò anche lavorare, ma non lo avrò.

Così, non cercando lavoro, io in realtà non è che non stia facendo nulla. Io resto positivo, faccio meditazione, ma soprattutto permetto al mio Destino di attuarsi nel migliore dei modi. Poi, magari, visto che a far niente mi annoio e un minimo di impegno mi piace, magari un po’ in giro a dare qualche cv ci vado, ma non con l’idea che sarà dai cv consegnati che mi arriverà il meglio.

Lunghi anni di esperienza mi hanno dimostrato che tutti i miei migliori lavori sono partiti da attività non promosse da me, arrivati quasi per caso (a cui non credo). Io credo, in sostanza, che l’Universo sia molto più bravo di me nel farmi arrivare il lavoro che mi serve e quando mi serve. Lasciandolo fare, io sto facendo in realtà il massimo. Ovviamente non dormendo.

Ho da poco terminato un contratto lavorativo, quindi non sto lavorando. Ma io non mi considero come uno senza lavoro che non riesce a trovarlo. Io mi considero come uno che ha finito di lavorare e si sta godendo il tempo libero nell’attesa che si attui il suo Destino professionale, in un senso o nell’altro. Concetto ben diverso.

Se mi conosceste, se mi frequentaste, trovereste che sono stranamente quieto, tranquillo, sereno, felice, anche se non lavoro. Appunto perché io non mi considero uno che non trova lavoro, tutt’altro 🙂

A questo punto qualcuno potrebbe chiedermi “ma come fai con gli impegni, il mutuo, il cibo?” ed io rispondo che non dipende da me che tutte queste cose ci siano o non ci siano. Se mi ostino a cercar lavoro, non cambierà il Destino che è stato scritto per me dalla mia anima. Ci guadagno solo che mi rovino il fegato e i giorni a venire.

So che molti pensano che il Destino ce lo creiamo noi con le nostre azioni, io non sono d’accordo (da giovane lo pensavo). Io credo che noi con le nostre azioni possiamo vivere bene o male il Destino che ci è assegnato. Assegnato dalla nostra Anima, non da un dio dispettoso, quindi sono ancora me stesso e non mi sento affatto vincolato dal Destino, anzi il Destino è la Libertà massima, perché è creatura della mia vera Essenza.

Ringrazio l’autore del commento per aver stimolato in me il desiderio di questo approfondimento <3

2 Commenti

  1. Francesco ha scritto il alle :

    Buongiorno Francesco,dando una lettura al suo sito apprendo che lei è una persona polivalente in grado di connettere la cucina con l’anima interiore addirittura passando per l’eros, ma mantenendo ben distinte le parti. Io sono un cuoco prossimo ai 30 anni e affronto la cucina come un torero affronta il toro , uno può essere travolgente per l’altro. Le chiedo se questo è il giusto modo di affrontare questo lavoro che spesso risulta estremo e pragmatico o è possibile cercare un approccio differente e meno dispendioso di energie? Colgo l’attimo per ringraziarla per la sua esperienza espressa e resto in attesa di un suo riscontro

  2. fradefra ha scritto il alle :

    Ciao Francesco, ognuno deve lavorare seguendo il proprio Sé, non c’è modo giusto o sbagliato.
    Ovviamente ci sono approcci alternativi al prendere di petto, stile torero col toro, anche più di una, se è per questo. Io ad oggi ho scelto un approccio che tenda a farmi usare l’energia giusta in relazione al fatto che per me il lavoro deve, e ripeto deve, essere un pezzo bello della mia vita, a basso stress, che deve consentirmi di migliorare il livello qualitativo del vivere, non abbassarlo o farmi ammalare, pur di avere due soldi in più 🙂

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