C'è stato un sogno, una volta, che era Roma. Si poteva soltanto sussurrarlo. Era cosí fragile. ... sarà realizzato!     [Marco Aurelio, in Il Gladiatore, di Ridley Scott]

Pena e sofferenza sono connaturate alla vita

27 agosto 2014 alle 10:39

Io credo che la sofferenza sia un elemento normale della nostra vita, non un’eccezione, non una cosa per cui ci si debba chiedere come mai abbiamo ricevuto questa punizione.

Non c’è un Dio che ci punisce, forse c’è un Dio, ma non punisce. La sofferenza non è una punizione, non è un caso, non è qualcosa che ci capita senza motivo.

La nostra anima si incarna in una vita terrena per imparare una lezione (o più di una). Le lezioni non possono essere superate facendo vacanza. Il Dalai Lama nel suo libro “L’arte di essere pazienti” scrive che per imparare la pazienza bisogna vivere in un contesto in cui ci siano quelli che mettono alla prova il nostro carattere. Non basta meditare o leggere libri.

Io penso che la sofferenza sia parte della nostra attività di laboratorio in questa università che è la vita. Per laurearci possiamo studiare, ma dobbiamo anche sperimentare.

Quando soffriamo, un motivo c’è sempre e dobbiamo cogliere lo spirito formativo della sofferenza, altrimenti sarà stata vana e dovremo ripeterla nuovamente per imparare la lezione.

La sofferenza, per altro, se l’è scelta nostra anima prima di nascere, perché tutto il piano formativo è stato studiato proprio da ella. Si chiama destino.

Comprendere questo ci rende più facile accettare, perché la sofferenza diminuisce solo con l’accettazione. Difficile, ma sempre possibile, perché l’Universo non ci mette mai alla prova su cose che non potremmo superare. La nostra anima si può essere scelta solo esami che sapeva di poter superare. I Maestri servono anche a questo.

Così, vivere una vita chiedendosi come evitare la sofferenza, come terminarla, significa che non si crede alla natura formativa della vita terrena, significa non credere che la nostra anima sia qui per imparare, significa non rendersi conto che più rifiutiamo la sofferenza, più saremo costretti a viverla.

Per tornare all’esempio della laurea, più rifiutiamo di studiare per un esame, più volte dovremo rifare il corso e l’esame :p

Oppure non si crede all’esistenza dell’anima, ma per me questo sarebbe ancor peggio che accettare la sofferenza, perché significherebbe che la sofferenza è senza fine e noi siamo solo stalloni da riproduzione :p :p

Badate, con ciò non sto dicendo che dobbiamo cercarcela (e comunque qualcuno lo fa), né che non dobbiamo tentare di attenuare. Dico solo che dovremmo farlo con la consapevolezza che la sofferenza ha un suo fine 🙂

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