C'è stato un sogno, una volta, che era Roma. Si poteva soltanto sussurrarlo. Era cosí fragile. ... sarà realizzato!     [Marco Aurelio, in Il Gladiatore, di Ridley Scott]

Se crediamo alla reincarnazione dovremmo essere cosmopoliti

14 agosto 2014 alle 11:22

Io penso che una persona che creda realmente all’esistenza dell’anima ed alla reincarnazione, sopratutto a quest’ultima, debba essere cosmopolita, debba avere una mente aperta a ogni idea, debba amare il cibo di tutto il mondo, debba pensare che in ogni nazione ci sono luoghi meravigliosi.

Trovo veramente strano che mi si dica di credere alla reincarnazione e poi si voglia mangiare solo il cibo del proprio paese, si sia morbosamente attaccati ai propri luoghi, si sia accesi sostenitori a spada tratta di una sola squadra di calcio, di un partito politico, di una fede religiosa.

Perché la penso così? Ve lo spiego 🙂

Io penso che quando ci incarniamo lo facciamo in condizioni sempre diverse, perché visto che veniamo sulla Terra per imparare e lo possiamo fare solo tramite l’esperienza, ci servono esperienze sempre diverse. Solo i debiti karmici ci portano a dover rivivere le stesse sofferenze finché non le superiamo.

Questo vuol dire che io sono stato tante volte uomo, ma anche tante volte donna. Vi ricordo che l’anima non ha sesso e quindi potrebbe cambiarlo ad ogni incarnazione, secondo le necessità. Allo stesso modo sono stato tifoso interista, ma anche milanista. Sono stato bianco, ma anche nero e giallo e olivastro. Sono stato ricco e sono stato povero. Sono stato padrone e sono stato servitore. Sono stato patrizio e sono stato plebeo. Ho abitato in Europa ed ho abitato in Polinesia.

Se crediamo alla reincarnazione, sappiamo che la nostra attuale incarnazione è una parte infinitesimale di ciò che è la nostra reale ed eterna essenza. Non dovremmo essere eccessivamente legati al nostro attuale contenitore, né al nostro attuale contesto di vita.

Possiamo amare certe cose più di altre e desiderare di vivere in una città piuttosto che in un’altra, ma dovremmo mantenere una propensione positiva a tutto e non chiuderci a priori a nulla.

Quando ciò non avviene, io trovo che ci sia un contrasto, uno stridore, un rumore di fondo che mi dice che qualcosa non sta girando per il verso giusto. Nulla di male, ognuno di noi è ad un punto diverso del proprio percorso di crescita, quindi ci sarà il tempo giusto per la consapevolezza.

Il percorso di crescita, però, non può non passare per l’assunzione di consapevolezza che siamo sulla Terra (e non in tutte le vite) e quindi siamo cittadini terrestri prima di essere cittadini di Lonigo 🙂

Possiamo far fatica perché abbiamo un imprinting familiare e sociale, perché ci portiamo delle reminiscenze di ciò che nell’ultima vita passata ci piaceva, perché la società ha interesse a che noi si resti legati al contesto di vita, perché la religione vuole che non si entri in contatto con le altre religioni (se non per catechizzare gli altri), perché le nazioni hanno i confini, perché ogni gruppo sociale tende a far barriera contro le relazione con altri gruppi.

Ma noi, grazie agli stimoli nostri interni, quelli della nostra anima, dovremmo piano piano diventare in vita terrena ciò che siamo come essenza ultraterrena. Almeno un po’ 🙂

Così, apriamoci, rendiamoci conto che se odiamo il nero o il mussulmano o il milanista, nella nostra prossima vita probabilmente lo saremo noi 🙂

“Ricordiamoci” che non ha senso odiare ciò che quasi sicuramente siamo stati noi stessi, nelle nostre vite passate.

Troviamo la consapevolezza necessaria per capire che non ha senso criticare ciò che quasi sicuramente siamo stati, solo che non lo ricordiamo.

In particolare, per ritornare al titolo di questa mia pagina di diario, apriamoci al mondo, alle genti, alle consuetudini, rendendoci conto che siamo tutti uguali in quanto anime e migriamo di continuo da un microcosmo all’altro 🙂

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