Pensando all’inutilità della vita umana

No, non ho alcuna intenzione di suicidarmi, ma capita a volte di riflettere su temi come questo, no?

L’importanza dell’Uomo ai fini planetari o universali 

Cominciamo con un principio generale: l’Uomo non è indispensabile alla Terra, anzi, se la specie sparisse, il pianeta probabilmente starebbe meglio ed andrebbe avanti per la sua strada. In termini di Universo, che l’Uomo ci sia o non ci sia, non cambia nulla. L’Uomo è una sorta di batterio universale, praticamente dal valore zero, nell’ambito della vita complessiva.

Ai credenti piace credere che noi siamo figli di un dio, fatti in qualche modo a sua somiglianza, cosa che trovo di un presuntuoso che basterebbe il principio in sé a farmi rifiutare tutto il resto. Ma io non sono credente, quindi il problema non me lo pongo.

L’Uomo migliora l’universo o il pianeta?

La vedo dura, molto dura. Siamo geneticamente messi così male, nell’ambito universale, da ritenere impossibile che noi si possa in qualche modo avere una funzione di miglioratori o regolatori o qualunque altra funzione che in termini positivi possa servire a migliorare l’universo o il pianeta. Se chiunque di noi riesce mentalmente a concepire razze migliori, vuol dire che non è affatto difficile, filosoficamente, che la cosa possa esistere. Inoltre, al di fuori della nostra capacità di previsione ed immaginazione, chissà cosa c’è! Di molto molto molto meglio, anche di peggio, naturalmente.

Che la vita umana possa servire a migliorare il pianeta o l’universo è escluso. A parte che non siamo capaci neppure di migliorare la nostra vita stessa, figurarsi quella di un intero pianeta. Semmai, possiamo migliorare (ma capita veramente di rado) la vita della specie umana, sul pianeta, non quella del pianeta in sé.

Noi abbiamo questa strana tendenza a credere che se l’Uomo sta meglio sul pianeta, di riflesso qualcosa sia migliorato nel complesso. Errore madornale, perché se disaccoppiamo il pianeta dall’Uomo, diventa facile comprendere che se l’Uomo sta meglio, non è affatto detto che stia meglio il pianeta. Forse l’inverso, ma così certo no. D’altro canto, basta pensare ai batteri in relazione all’Uomo. Se una colonia batterica sta meglio considerando le sue necessità ed i suoi modelli comportamentali e di vita, non è affatto detto che stia meglio il “pianeta” che la ospita (cioè un uomo o una parte di un uomo). Anzi, capita spessissimo che stando bene una colonia batterica (bene nella sua accezione), stia poi male l’uomo che ne è infetto (perché poi noi usiamo questo termine, in effetti).

In pratica, l’Uomo è per la terra quello che una colonia batterica è per l’umano che l’ospita: un’infezione.

Funzione migliorative? Dai, non scherziamo… tutt’al più e con molta fatica, posso accettare che possa esistere un uomo capace di migliorare la nostra vita di specie, non quella del sistema pianeta/universo che ci ospita.

Quindi la vita umana non serve a questo.

La sopravvivenza della specie

Ogni tanto qualcuno mi dice che in fondo la vita di ogni uomo è importante per la sopravvivenza della specie, perché la specie Umana è fatta da ognuno di noi.

E chi se ne frega? Se l’Uomo nel suo complesso è solo uno dei tanti batteri del pianeta, e neppure il migliore, in termini universali che importanza può avere il fatto che la specie sopravviva, si evolga e progredisca?

Ci pensate? Esistiamo sul pianeta, in una forma appena decente, da 100 mila anni, di cui 95 mila passati a strappare a morsi la carne direttamente dalle bestie cacciate, per sopravvivere. Solo 5 mila di questi anni sono stati impiegati per qualcosa di appena più evoluto, come cuocere la carne o scrivere in modo poco più che comprensibile a noi stessi. Per non parlare della lingua. Siamo una specie che non ha neppure la capacità di comunicare in modo preciso tra tutti i suoi stessi componenti!

Quand’anche migliorassimo, e di molto molto molto, resteremmo sempre una sorta di batterio del pianeta, sicuramente in termini universali. La sopravvivenza è una necessità e comodità della specie, non dell’universo. Quindi, la vita umana, se servisse a far evolvere e sopravvivere la specie, non servirebbe a nulla in termini universali.

 Fare del bene agli altri?

Questa è una sorta di barzelletta che ogni tanto ci propinano per convincerci a star buoni e non rompere i coglioni a chi se la gode sul serio!!

Ma se abbiamo appena detto che la sopravvivenza della specie non serve all’universo, a chi, universalmente, frega una mazza del fatto che un componente tra 7 miliardi di una specie inutile stia meglio?

È come se a noi umani interessasse se uno dei nostri batteri facesse qualcosa perché un altro batterio stesse meglio!! Via, non si può essere così fessi 

Far del bene può farti sentir meglio, questo lo accetto, così come può far sentir meglio l’altro, ma non serve a nulla, in termini universali. Lo scopo della vita umana, se fosse solo questo, sarebbe una farsa autoreferenziale. Come se un cane avesse come scopo della sua vita quello di far star meglio gli altri cani!! La maggioranza delle altre bestie del pianeta direbbe “e chi se ne frega?“. Giusto?

Il che non vuol dire che non dovete provarci. Fatelo, ma non dovrebbe essere questo il senso della vita 

Far nascere e crescere dei figli

Altra barzelletta. Se il senso della vita di ognuno di noi fosse lasciare un erede, beh, tanto varrebbe che ci suicidassimo in massa, così il problema non si porrebbe più.

Se accettiamo il fatto che la specie conta come il due di briscola, a chi gliene frega nulla, in termini planetari ed universali, che ci sia uno sfigatissimo componente in più?

Senza contare che sono in molti a sostenere che in 7 miliardi su questo pianeta siamo già troppi. Sarebbe meglio se ognuno di noi usasse più contraccettivi, invece 

Il fatto che ognuno di noi faccia qualche figlio (tre, per l’esattezza), serve solo allo Stato, per avere maggiori contribuenti alla pensione dei vecchi, altro che balle! L’ho fatta breve e concisa, ma la realtà è circa questa. Ogni gruppo sociale, e quindi ogni nazione, ha bisogno di continuare ad espandersi, per sopravvivere. Sopravvivere come gruppo, non come qualità di vita del singolo componente del gruppo. Fortuna se capita, ma non è l’obiettivo.

In pratica, avete voglia di far figli solo perché la natura (o un dio creatore o una la sfiga o l’evoluzione darwiniana o il diavolo o chi vi pare che sia stato) vi ha messo dei geni che fanno sì che nella vostra testa ci sia questa tendenza che ha come unico scopo la sopravvivenza della specie, della razza e del gruppo sociale di cui fate parte. In pratica, considerata erroneamente come simbolo di civiltà e spiritualità, in realtà è la cosa più animalesca che ci sia. Persino i batteri (senza scomodare cani e gatti) hanno questo istinto. Se tutta la nostra altezza fosse questa, saremmo allo stesso livello (e personalmente credo che il nostro livello non sia poi tanto superiore).

 Il fine è l’Amore

Ecco, ora mi scompiscio dalle risate. ROTFL si diceva anni fa, ora si dice , insomma, il concetto è che questa è la farsa delle farse.
L’Amore è stato inventato con lo stesso scopo per cui esiste il calcio e la religione. Tener buone le masse che altrimenti potrebbero usare la testa per cose più serie e rompere i soliti coglioni ai soliti 10 mila che veramente vivono e decidono godendosela alle spalle dei restanti  6 miliardi e 999 milioni e 990 mila batteri che compongono la specie umana.
Se va bene, l’amore (volutamente  scalato alla minuscola) è solo un modo di concepire un’attività celebrale codificata geneticamente e necessaria ad accettare che un umano possa fare ad un altro umano ogni nefandezza possibile, senza che l’altro, per amore appunto, possa svicolare. In pratica, una catena. Il bello è che molti sono contenti di amare. Il colmo del ridicolo.

Se l’amore fosse vero Amore, tu dovresti solo esser felice del fatto che il tuo amato stia bene e se lui per star bene deve scoparsi le altre, tu come innamorata dovresti essere felice del fatto che lui sia felice scopandosi tutte le tue amiche. Invece tu sei innamorata e lo ami solo se lui ama te, altrimenti ti incazzi come una biscia e lo molli. Ma allora, sto amore, è o non è felicità disinteressata per il benessere della persona amata?

Dai, chiunque rifletta in modo serio sul concetto di Amore, sa quanto lo stesso sia solo una pulsione che abbiamo per andare sempre nella stessa direzione, la riproduzione della specie.

Il senso della mia vita è amare? Lo rifiuto nel modo più categorico possibile. Del fatto che io ami qualcuno, nell’universo e persino sul nostro pianeta non gliene frega nulla a nessuno e spesso neppure alla persona stessa che io amo (statisticamente sono più gli innamorati non ricambiati, infatti, che quelli ricambiati ).

Ma ci sono anche altri modi di amare

Certo, lo so, mica sono scemo. C’è anche l’amore per il mondo, per la società, per gli alberi, per i cani (ma poi ci pare strano che uno possa amare i vitelli o i maiali), per la vita, per ….

Ma il fatto che esistono queste morbose forme di amore, non significa per nulla che il senso della vita sia quello. Non basta la semplice esistenza di un fenomeno, per dire che quello è il senso della vita. Esiste, ok, ma vivo per amare gli alberi e salvarli dalla distruzione?

Beh, se vi accontentate di questo… a me sta bene, io no. Speravo che ci fosse di meglio. In mancanza di meglio, preferisco allora che il senso della mia vita sia salvaguardare le meduse (tanto scegliere una specie sempre troppo bistrattata).

Cogito ergo sum

Ma sorta di vecchiaccio beone che non sei altro, c’era mica bisogno di un filoso per capire che ci sono. Se mi vedo, anche senza “cogitare”, lo capisco che ci sono. Se non mi vedo, basta toccarmi 

Il vero problema, semmai, è perché “sum”. Che cazzo ci sto qui a fare? Questo è il vero problema, non il fatto che io ci sia o no. Chiunque saprebbe dirmi che “sum”, nessuno sa dirmi perché!

[nnfidartideigreciquandoportanodoni]

La religione…

Chiaramente il problema gnoseologico del perché, non può non toccare la religione. Qui entriamo in un campo minato, in cui ogni parola scritta può offendere qualcuno e farti minacciare di morte da una qualunque delle tante bande armate di ogni credo planetario. Basta niente e sei fottuto.

Già, perché ogni credo religioso millanta tanto la tolleranza, ma si scopre sempre che è tolleranza solo verso chi la pensa come loro e bastonate a tutti gli altri. E smettiamola di prendercela coi soliti noti, che anche i cristiani di bastonate ne hanno date tante, quasi mai per difendersi, e continuano a farlo anche oggi, alla faccia della finta cordialità e benevolenza.

Rifiuto nel modo più categorico che il senso della mia vita (parlo con me, così non ve la prendete a male), possa essere quello di arricchire la mensa di un dio qualunque. Che se pure accettassimo che ci sia, non dovrebbe certo avere il tempo di guardare e pensare a me! Via, non capisco quelli che affermano di aver visto la Madonna (dai, diamogli la M maiuscola solo perché altrimenti la confondiamo con la nota cantante). Ma da credenti, come si può essere così presuntosi da credere che questa abbia tempo ed interesse per farsi vedere da una suocera qualunque in un giardino di rose? Ma…. vabbè, dai, cambiamo discorso…

Andando più in generale. Ma come si può credere che un dio universale che ha creato tanti universi, in ogni universo ha messo 100 miliardi di stelle, i pianeti è impossibile contarli, poi su uno di questi, chiamato Terra, ci ha messo una razza e questa, unica in tutto l’insieme di universi è sua figlia e a sua somiglianza? Ma si può essere così presuntuosi?

Inoltre, che faremo quando scopriremo che anche quell’essere semiliquido con 14 braccia, verdastro e con 12 teste, di quel lontano pianeta, è figlio di dio e quindi nostro fratello? Mi vien da ridere solo a pensarci… non riusciamo a considerarci fratelli neppure noi sullo stesso pianeta solo perché abbiamo un colore diverso della pelle…

No no, il senso non è questo, dai  (e metto lo smile per dire che lo dico con benevolenza).

Le mosche

Ecco, in questo periodo ce ne sono una paccata e rompono le palle da morire. Mi trovo spesso la sera con uno straccio in mano a farle fuori (per lo meno, ci provo).

Ecco, vuoi dire che il senso della mia vita è questo? 

Descrizione di una giornata

Bravi ad essere arrivati fin qua, ma ora valutate se veramente volete andare avanti, perché qui c’è il pezzo che potrebbe darvi più fastidio.

Allora, ci (mi ci metto in mezzo, così non ve la prendete troppo)… ho perso il filo, ah sì, dicevo… ci alziamo la mattina, colazione (forse), usciamo e ci mettiamo in viaggio, lavoro, torniamo, ceniamo, accudiamo a nostro figlio, lo mettiamo a letto, passiamo un’oretta o due davanti alla televisione a guardare un programma di merda o leggiamo un libro di merda (tanto diciamocelo, i libri che leggiamo spesso non valgono un tubo e non vinceranno nessun premio e non aggiungono niente alla nostra cultura, sono solo un modo per illuderci di essere diversi da quelli che guardano la televisione), poi andiamo a letto. Qualcuno fa un po’ di sesso, principalmente perché nell’agenda c’è scritto che non lo si faceva da 4 giorni, stessa posizione e stesso iter (bacio, toccata, pompino, scopata di lato, bidet) da 10 anni, poi a dormire.

Domani si ricomincia uguale e nel fine settimana è anche peggio perché non c’è il lavoro, ma c’è il giardino, i figli, i compiti, la spazzatura, i quadri da attaccare, il rubinetto che perde, ecc. Quasi quasi, non vedi l’ora che arrivi il lunedì!

Ok. Questo è vivere? Il senso della vita è andare avanti così per 50 anni? Con l’idea che si stia contribuendo ad un fine superiore?

Certo che si sta contribuendo ad un fine superiore. Il fine di quei soliti 10 mila sulla Terra che se la godono vivendo in modo ben diverso, grazie ai restanti 7 miliardi che invece vivono così.

Questo spiega perché poi ognuno di noi, chiunque ed è stato ben dimostrato, appena viene eletto ad uno straccio qualunque di carica politica/istituzionale, tenta di fare la vita di quei 10 mila, mollando questa.

Sesso folle

Ecco, ogni tanto qualcuno ci prova… mi dice “il senso della vita è godermela di brutto” e via di sesso con tutte quelle che passano. Poi le guardi e scopri che sono sempre brutte, grasse, che “questo no perché non mi piace“, “stasera ho il mal di testa“, “ho freddo” ed in pratica continui solo a far sempre la stessa cosa, cambia solo la controparte.
Boh, ok, meglio così che niente, sono d’accordo, ma anche se il sesso mi piace molto, non trovo che sia il senso della vita. Anzi, io me lo godo proprio perché lo considero un gioco e non il senso della vita.

Quindi non ci sto, non è neppure questo.

Costruire il futuro dei miei figli

Non vorrei spenderci neppure due parole, su questa frase che tante volte mi sono sentito dire. Poi gratta gratta scopri sempre che il figlio neppure ce l’hai, che se ce l’hai non sai neppure cosa gli piace sul serio, che l’azienda che stai costruendo in fondo è solo un modo per farti i cazzi tuoi, che fai finta di pensare ai tuoi figli ma te ne freghi dei figli dei tuoi dipendenti, che hai un consulente di direzione che ti consiglia come guadagnare il più possibile spremendo al massimo le risorse (perché lui le persone che lavorano per te le chiama così).

Lasciamo stare, se il senso della vita è questo, quasi quasi preferisco quello precedente, far sesso.

La famiglia

Cos’è la famiglia? Una struttura sociale creata dall’Uomo, per altro in questi ultimi 5 mila anni (che in termini planetari non sono nulla) per mandare avanti un modello. Non c’è verità universale nella famiglia, né possiamo ritenere che sia il modo migliore (e l’unico no di certo) per mandare avanti un gruppo.

Nella famiglia non ripongo nessun interesse. Posso amare un componente della famiglia, questo sì, anche due o tre o quattro o tutti, ma non è la famiglia in sé ad interessarmi. Non facciamo confusione.

La famiglia non può essere il senso della vita umana, per il semplice fatto che semmai la famiglia è un mezzo per la sopravvivenza del modello sociale. Dire che il senso della vita umana è la famiglia, filosoficamente è un circolo vizioso perché è come dire che il senso della vita umana è dare senso alla vita umana! Dai, non scherziamo. Semmai la famiglia ha senso concettualmente nell’ambito del senso che la mia vita potrebbe avere, non certo l’inverso.

Ok, smontata anche questa, passiamo avanti 

La cucina?

Ok, sono uno chef, qualcuno potrebbe dire che la cucina o migliorare la qualità del cibo umano o ricavare o donare emozioni alle persone possa essere il senso della mia vita.

Niente di più falso ed anzi io insegno ai miei allievi nei corsi di cucina che le emozioni nella vita andrebbero cercate in ben altre cose che il cibo. Si mangia per nutrirsi, non per emozionarsi. Se cibandoci ricaviamo un’emozione, oltre a nutrirci, ottimo. Ma non bisognerebbe mangiare solo per l’emozione del mangiare in sé.

Cercare emozioni nei piatti porta a dipendenza, terribile dipendenza, dal cibo. Inoltre alla ricerca di emozioni poi si mangiano cibi sbagliati solo perché ci fanno emotivamente star bene. Ma dura poco, poi si ha subito bisogno di mangiare di nuovo.

Allora io dico, scopa tanto e mangia poco. Semmai, scopa e mangia, ma non mangiare e basta, senza poi più aver voglia di scopare. e soprattutto, non credere che cucinare possa migliorare la tua vita. Se confidi in questo, per star bene, sei messo veramente male.

Qualcuno potrà chiedermi “ma allora tu perché cucini”  e la risposta in realtà c’è ed è facile. Cucino perché mi piace farlo, ed anche tanto, ma da qui a dire che vivo per cucinare, ne passa…

Conclusione

E quindi?

Raga, ve lo scrivo nel modo ke preferisco, l’SMS-Style: “ma ke volete da me?” Vi pare ke se avessi la risposta a questa domanda avrei scritto questo articolo? Dai, ma allora siete besughi sul serio!! 

No, ke la risposta nn ce l’ho, mi pare ovvio. Anzi, quasi quasi spero ke sia qualc1 di voi ad averla, così al- sarete serviti a qualcosa 

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