C'è stato un sogno, una volta, che era Roma. Si poteva soltanto sussurrarlo. Era cosí fragile. ... sarà realizzato!     [Marco Aurelio, in Il Gladiatore, di Ridley Scott]

Vieni a vedere? Ci sono due matti che..

04 marzo 2012 alle 13:30

Lei gli aveva detto “vieni, è divertentissimo. Sono veramente due matti!” e lui, che mai aveva provato a fare il guardone, quasi s’incuriosì.

La seguì nel retro scala sino a quell’anfratto nel muro dal quale si poteva scorgere, attraverso una fenditura nascosta, l’interno dell’appartamento di fianco.

Erano eccitati, non per la vicinanza ma per quello che secondo lei li attendeva. Fissavano attraverso la fessura con le labbra vicinissime ma assolutamente distanti per il pensiero. Il sesso non li sfiorava nemmeno. Altro li attirava.

Qualche volta ne avevano sentito parlare dai colleghi di lavoro e sui siti internet ogni tanto un’immagine saltava fuori all’improvviso. Ora invece avrebbero visto.

Nella stanza dall’altra parte del muro videro arrivare un bel giovane dalla barba non fatta da qualche giorno. Era timido ed un po’ impacciato. Sembrava quasi temere qualcosa.

Lei lo accolse in abito blu, capelli sciolti e rossetto da vacca. Aveva già della tardona e non si capiva perché lui ne fosse così evidentemente attratto.

Nessuna considerazione sul fisico, comunque. I due amici erano li solo per vedere cosa avrebbero fatto e non per commentare l’apparenza dei due.

La donna sembrò rimproverarlo per qualcosa che non capirono. Parlavano dell’altra volta e probabilmente alludevano alle “mele” ma non ne capivano il senso. Lui sarebbe stato punito perché aveva mangiato la mela? O perché non l’aveva mangiata? O perché ne aveva parlato? Boh!

Erano proprio matti. Lui entrò nella doccia e lei per parecchio tempo si divertì a bagnarlo d’acqua che si capiva gelida. Poi cominciò a massaggiarlo ovunque con una brutta spugna di crine, di quelle che si usano per strigliare i cavalli. Lui soffriva maledettamente ma restava li. I due guardoni si chiesero se fossero matti e se non era il caso di chiamare il 112. Poi continuarono a guardare.

La donna cominciò a strigliare l’uomo anche nelle parti intime. Persino gli animali mandati al macello erano trattati meglio. La cosa, che inizialmente poteva sembrare divertente ed eccitante non lo era per nulla.

All’improvviso lei si fermò e cominciò ad accarezzarlo. Gli diede una carezza intima di pochi minuti e lui venne come un ragazzino che non ha mai avuto altro che sogni e illusioni.

Che strana la gente. Lei si era divertita e l’aveva ripagato con una veloce carezza come quella che si fa ad un cagnolino dopo averlo obbligato ad aspettare 5 ore prima di far pipì. Lui proprio come il cagnolino era contento per aver ricevuto il biscottino.

 

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Siete curiosi di sapere che significa questo racconto, vero? Ok, vi spiego. Lo scrissi, nel 2003, in risposta ad un precedente scritto di un’amica su un blog che non esiste più. Si chiamava medusina.

Ve lo riporto tale e quale, errori compresi, così tutto diventerà chiaro 🙂

Nei giorni seguenti riflettè molto su quel che era accaduto e sulla sua reazione forse un pò vigliacca. Gli aveva lasciato dentro un certo sottile rimpianto che non gli dava pace e gli rendeva impossibile smettere di pensare alla bella e inusuale donna che lo aveva portato sulla soglia di un mondo che era tanto curioso e voglioso di conoscere.
Decise di richiamarla per scoprire se fosse disposta ad un nuovo incontro. Lei, molto tranquillamente, gli rispose di si, e con voce dolce gli spiegò che l’accaduto era frequente, le prime volte. “Ti devi abituare, stai tranquillo…anche se verrai punito per l’abbandono della scorsa volta…” Il tono di lei e la prospettiva di una punizione gli fecero scorrere un flusso incontrollato di adrenalina nel corpo, che andò a posizionarsi, incendiandolo, proprio all’altezza del suo inguine e lì rimase, tormentandolo; cercò di mantenere la calma e si mise d’accordo per vedersi al più presto.
In qualche modo i giorni passarono, e arrivò il momento. Si presentò a casa della donna ben vestito, profumato ma con la barba leggermente incolta, non fatta da due giorni, come lei gli aveva esplicitamente chiesto.
La donna era vestita elegantemente, in tailleur blu e decolletè dello stesso colore, i capelli sciolti questa volta, e uno strato di rossetto sulle labbra così eccessivo da renderla quasi volgare.
Lo fece entrare con garbo, richiuse la porta. La sua espressione era corrucciata.
Senza dire una parola si avviò verso il bagno, e lui la seguì in silenzio, cercando di calmare i battiti del suo cuore.
“Ora spogliati, e in fretta”, fu la prima frase che lei pronunciò, con un tono secco che non ammetteva repliche. Lui ubbidì, ripiegando con cura ogni indumento via via che lo toglieva, come lei gli aveva insegnato la prima volta, fino a rimanere completamente scoperto. La donna sembrava persa nei suoi pensieri e si scrutava nel grande specchio del bagno, rivolgendo uno sguardo a lui solo ogni tanto, con fare quasi annoiato. Lui venne preso dal terrore di non interessarle più e si disse che se era stato così fortunato da ottenere una seconda occasione stavolta non avrebbe dovuto sprecarla.
Una volta che fu completamente nudo, lei si avvicinò e gli sfiorò le guance con le dita, gentilmente. La vicinanza di lei, il ritrovare il suo profumo, gli provocò un’immediata erezione, di cui la donna prese nota dopo essersi scostata, facendo scorrere lo sguardo sul corpo di lui. Appena se ne accorse un’aria di disappunto le si dipinse sul viso “Come ti permetti di eccitarti senza il mio consenso? Aggiungeremo questa mancanza di rispetto alla punizione per la scorsa volta!” esclamò, decisamente arrabbiata. Lui, smarrito e mortificato, non riuscì a dire nulla, si limitò ad annuire. Lei gli diede un ceffone. “Quando io parlo, tu devi rispondermi Si Signora, sono stata chiara?” Lui, rosso in viso, sempre più eccitato da non riuscire quasi più a respirare, con la guancia che bruciava per il ceffone, timidamente e quasi sottovoce rispose “Si”, e subito un altro schiaffò si abbattè sull’altra guancia . “Si…Signora” disse, e si stupì lui stesso per la reverenza di cui permeò le due semplici parole.
Lei sorrise quasi, e poi improvvisamentè diede una forte accelerata alla situazione, si voltò verso una delle belle mensole che arredavano il grande bagno, e le manette si materializzarono nelle sue mani. Lui istintivamente allungò le braccia tese e unite verso la donna, e lei, sempre sorridendo debolmente, le strinse attorno ai polsi di lui, facendolo gemere leggermente alla pressione del metallo sulla pelle e contro le ossa.
La donna gli si avvicinò nuovamente e tirando la catenella che univa le manette, procurandogli un lancinante dolore, gli sussurrò all’orecchio “Ora entra nella doccia, presto”. Lui docilmente entrò nel box, e la donna sollevò di colpo la leva del miscelatore dalla parte dell’acqua fredda. Immediatamente mille piccoli getti di acqua iniziarono a sferzargli la pelle, inzialmente freschi e quasi piacevoli, ma facendosi via via più gelidi, fino a diventare simili a piccoli e gelidi aghi che lo perforavano e da cui non poteva ripararsi. Urlò, ma la donna non si impietosì, e lasciò che l’acqua continuasse a fustigarlo senza tregua. E mentre assisteva alla doccia punitiva, lei si spogliò, e lui se ne accorse solo quando di colpo l’acqua smise di pungergli addosso e la vide nel box, nuda e bellissima, davanti a lui, con le mani infilate in due pesanti guanti di crine. La pelle, per reazione al gelo dell’acqua, iniziò a bruciare e a cospargersi di chiazze rosse. La donna lo fece voltare e prese a strofinarlo energicamente con i guanti di crine, schiena, natiche, cosce, nemmeno un millimetro venne trascurato. Lo costrinse a voltarsi di nuovo e continuò il suo massaggio, non trascurando l’inguine, i genitali, facendolo gridare di dolore. Lui era stravolto, gli sembrava di essere stato spellato vivo, le sensazioni gli arrivavano con un’intensità mai provata prima. Soddisfatta della sua opera, quando la pelle di lui era ormai completamente irritata e paonazza, la donna sfilò i guanti di crine e gli appoggiò una mano sul sesso, iniziando a palparlo e massaggiarlo con delicatezza e una sorta di tenerezza, circondandolo protettivamente col palmo e le dita, facendolo drizzare piano piano. Lui trasalì, l’improvviso contatto della mano calda e morbida su di se rischiò di farlo impazzire di piacere e sorpresa. “Sono molto orgogliosa di te, hai affrontato con coraggio la tua punizione, ed ora meriti di essere premiato” disse lei con estrema serietà e lui non potè impedirsi di rispondere “Grazie, Signora…” con la voce rotta dall’emozione e dall’eccitazione che ricominciava a farsi strada dentro di lui. Continuò a toccarlo fino a che lui, gemendo e tendendo fino allo spasimo i muscoli nella ricerca del piacere, raggiunse l’orgasmo, il più violento che mai avesse provato prima. Subito dopo lo liberò dalle manette, e dopo aver fatto una rapida doccia tiepida insieme, durante la quale lei gli permise di lavarle il corpo, con devozione e infinita adorazione , lo mandò via.

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