C'è stato un sogno, una volta, che era Roma. Si poteva soltanto sussurrarlo. Era cosí fragile. ... sarà realizzato!     [Marco Aurelio, in Il Gladiatore, di Ridley Scott]

Una carezza lunga un’eternità

16 febbraio 2011 alle 07:24

La stavo guardando.

…ed intanto che la guardavo, nella mia mente un temporale di emozioni stava vorticando fino quasi a farmi perdere il controllo.
I miei pensieri tornarono velocemente a sei mesi prima, quando, appena arrivato nella nuova scuola, la conobbi tra i banchi.

Era una mia compagna, ma non solo. Era la più bella tra le mie compagne ed in particolare era l’unica che mi attirasse, e molto.

L’avevo tanto desiderata.
Mi piaceva in particolare il suo collo, su cui i miei pensieri spesso indugiavano. Immaginavo la sensazione di accarezzarla e baciarla a lungo sfiorando i lobi e riempiendomi del profumo che spesso sentivo di sfuggita quando mi si incollava per leggere assieme un libro che io avevo portato e lei dimenticato a casa.

Stavamo molto tempo vicini ed era facile immaginare l’ultimo passo che mi avrebbe portato a spostare la mia mano dal suo gomito ai suoi fianchi. Quando mi stava vicina i miei sforzi per tenermi a freno erano immensi. La pulsione di girarmi e sfiorare con le labbra il suo viso, già così vicino al mio, mi facevano perdere la concentrazione sugli studi.

Portava sempre vestiti aderentissimi.
Era facile immaginare la sensazione che avrei potuto provare sfiorandole i seni o accarezzandole la schiena, risalendo piano piano sino a quel collo che mi piaceva tanto.
E lei, vicino a me, non faceva nulla per mettere distanza tra noi.

I suoi capelli erano cortissimi, proprio come piaceva a me, e pensavo di frugarvi con la mia mano intanto che le baciavo le labbra, divertendomi a far finta di tirarglieli come sapevo che le piaceva. Era furiosamente attraente e dispettosa. Mi piaceva e credevo lo sapesse.

Immaginavo le sue mani tra le mie, in un inseguimento sui nostri corpi alla ricerca dei punti che volutamente durante le lezioni tenevamo vicini, ma non sfioravamo mai.

Non ebbi mai altro coraggio che scrivere disperatamente il suo nome su decine e decine di pagine nella primavera del mio diario.

Poi un giorno le presentai Roberto, un caro amico. Dopo qualche mese si misero insieme.

…e adesso lei era li davanti a me, amica, e mi chiedeva di farle leggere il mio diario, dandomi in cambio il suo.
Non potevo rifiutare e la mia mente andava a quelle pagine che avevo scritto su di lei e che lei tra poco avrebbe visto.

Ci scambiammo i diari.
C’era un’espressione divertita nei suoi occhi e le sue labbra erano tese come nello sforzo di non dirmi qualcosa.

Il mio sangue si gelò ed il mio cuore si fermò, quando negli stessi giorni del suo diario, vidi decine di pagine riempite del mio nome!

TAG: pensieri

Lascia un commento