C'è stato un sogno, una volta, che era Roma. Si poteva soltanto sussurrarlo. Era cosí fragile. ... sarà realizzato!     [Marco Aurelio, in Il Gladiatore, di Ridley Scott]

Agli inizi degli anni '90 feci questo viaggio a Stonehenge con alcuni colleghi, partendo da un centro dell’HP.
Avevo con me la mia macchina fotografica ma ebbi l’idea che fare un foto fosse inutile. Decisa e forte era la sensazione che l’immagine che avevo nella mia mente sarebbe stata più precisa di qualunque altra riproduzione.

Oggi, a ventanni di distanza, la mia immagine mentale si è leggermente sbiadita, i contorni offuscati e la luce attenuata... ...ed è ancora più bella per il suo sapore di intimo ricordo.

Un doppio viaggio

18 gennaio 2011 alle 19:49

Usciamo dall’avveniristico centro di formazione di Pinewood nel primo pomeriggio, per iniziare un viaggio che casualmente abbiamo scoperto di desiderare tutti e quattro da anni.
Lasciamo la gentile campagna londinese puntando rapidamente per il Wessex e senza farci distrarre dal castello di Windsor, vediamo passare le dolci colline e i cartelli segnaletici che riportano i nomi resi famosi da innumerevoli fiabe e racconti storici.
I nostri sguardi persi in ciò che fugacemente vediamo scorrerci attorno, guidano i pensieri lungo i percorsi di storie raccontate da tante mamme e cantate da molti menestrelli. Par di vederli Robin, Riccardo, Artù, Lancillotto e Merlino, ognuno nella sua storia, ognuno col suo racconto.
Nessuna barzelletta tra noi, durante il percorso. Il viaggio è anche dentro di noi, verso un paese incantato che conoscevamo bene da piccoli, ma che ultimamente non frequentavamo più molto. Leggiamo le immagini che scorrono dietro ai finestrini della macchina piena di un silenzio religioso immaginando e pregustando il momento in cui vedremo…

La decantata pioggerella inglese non c’è.

A distanza di chilometri dalla nostra meta già cogliamo l’aria di magia, come se la potenza del luogo irraggiasse tutto intorno a sé. Siamo prossimi e non serve leggere i cartelli per capirlo.
Lasciamo la macchina e a piedi, sempre nel nostro pensieroso silenzio, ma uniti dal comune desiderio che sta per avverarsi, seguiamo rari ed isolati turisti verso il luogo di raduno.
Lungo un corridoio naturale alcuni grandi pannelli raccontano quasi con pudore cinquemila anni di storia locale. Dopo averli letti proseguiamo nel nostro doppio viaggio. Le gambe ci portano verso la collina, la mente ci porta verso un passato di druidi e di cavalieri delle stelle.
I menhir sono lì, fermi, enormi ed in cerchio. Dio, come sono grandi.
I miei compagni sono da qualche parte dietro di me, ma io vedo solo quell’enorme struttura a doppio perimetro, nella quale le porte disegnate con tre grandi massi disegnano un varco verso qualcosa che puoi solo immaginare.
La dolce collina, quasi un altopiano, circonda di verde questo luogo potente e magico. La religiosità è tale che i mercanti di strada non osano avvicinarsi.
Solo una cordicella ed un cartello ci tengono a qualche metro da questa millenaria Chiesa.
Il sole scende verso la striscia scura dell’orizzonte e nel suo viaggio lambisce uno dei menhir.
Quanto tempo è passato? Il mio orologio dice un’ora. A me è parsa un’eternità.
Davanti agli occhi della mia coscienza, un desiderio è diventato realtà.

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