C'è stato un sogno, una volta, che era Roma. Si poteva soltanto sussurrarlo. Era cosí fragile. ... sarà realizzato!     [Marco Aurelio, in Il Gladiatore, di Ridley Scott]

Sul mio vecchio blog, Atolloweb, spesso pubblicavo racconti di miei conoscenti ed amici. Uno, in particolare, mi piaceva. Si firmava Silente, non ho mai saputo chi fosse, perché mi inviava i suoi scritti via email ed io li pubblicavo subito.

Mi piacevano moltissimo ed alcuni ve li riporterò su questo Diario. Eccovi il primo.

Se volete leggere gli altri, cercate silente nel box di ricerca

In Grecia, a casa di Agatone per sentire Socrate

11 gennaio 2011 alle 08:52

L’idea mi balena in un momento in cui la magia non m’impegna in alcuna attività ed ho appena conversato con Fradefra il quale mi dice che una sua amica gli ha prestato un libro imperniato sul racconto di un altro racconto. Si trattava di un simposio in casa di un drammaturgo greco nel giorno successivo al festeggiamento della vittoria della sua rappresentazione.

La cosa m’incuriosisce e decido di trasferirmi in quel secolo e nella casa descritta per partecipare, ospite invisibile, al simposio che vi si tiene, per osservare le facce ed ascoltare i racconti dei commensali.

La cosa non è facile nemmeno per un mago. Si tratta del 416 A.C. e la posizione in Atene della casa di Agatone non è ben definita. Si tratta di un notevole balzo indietro nel tempo per poi spostarmi anche geograficamente alla ricerca dell’abitazione.

Con un veloce controllo mi accerto d’avere tutto ciò che mi serve per il salto e per poi sopravvivere in un tempo così lontano e di cui, tutto sommato, conosco i fatti ma non i dettagli di vita. Nella mia borsa ripongo il materiale. Una complicata ed antichissima formula mi porta nell’antica Grecia, nel pieno centro dell’agorà di Atene.

.. non avevo previsto che i miei vestiti avrebbero suscitato qualche perplessità… risolvo velocemente il problema e mi ritrovo con una candida tunica, calzari ornati di pietre preziose ed una verga in mano. Vari nastri colorati mi ornano la testa.

I miei sensi mi fanno velocemente trovare la casa e, invisibile a servi e liberi, mi siedo, come vuole il costume del tempo, al fianco della persona che giudico più Bello. Socrate.

Tutti hanno finito di mangiare e bevendo con calma e moderazione stanno a turno elogiando il dio Eros. Non so come si sia arrivati a questo tema. Fradefra probabilmente nel libro lo ha letto ma il suo racconto non era circostanziato.

Mentre tento di capire come funziona il simposio, del discorso di Aristofane mi colpisce una frase: “E se questa è la cosa migliore, è necessario che delle cose presenti la migliore sia quella che più gli si avvicina. E questa consiste nell’incontrare un amato che abbia un animo corrispondente al nostro.” Nel suo elogio ad Eros sta motivando le ragioni che portano un amante a cercare l’amato e la frase che ho colto di sfuggita, anche se priva del contesto che non ho avuto modo di seguire, mi piace molto.

A differenza di quanto ho visto in altri secoli, dove banchetti e feste sono sempre allietate da musici, ballerine o altri intrattenitori, qui non si vede nulla di tutto ciò. Questa gente sembra star bene semplicemente parlando ed ascoltandosi. Percepisco un profondo desiderio di conoscenza e studio in tutto ciò. Pur trattandosi di una festa, non si perde l’occasione per avere un confronto con altre persone interessanti.

Mi fa un certo effetto essere al centro di una discussione che contribuirà a fare cultura nei secoli a venire. In questa casa si sta parlando e studiando un tema “primordiale”. Giovani e vecchi saggi discutono di cosa sia l’Amore.

Noto anche un desiderio di motivazione e giustificazione. Stanno parlando di amante ed amato ma si coglie bene il fatto che si sta parlando di uomini. Le donne non entrano nel tema. Alcuni di loro mi pare stiano cercando un modo per rendere “bello” qualcosa che forse in fondo sentono contro natura, pur se consentito dalla legge e rientrante nelle consuetudini della città.

Non stanno bevendo eccessivamente. Da alcuni discorsi paralleli della servitù scopro che avevano deciso sin dall’inizio di non ubriacarsi, causa anche il fatto che si era festeggiato il giorno prima. Forse sono più saggi e meno scellerati di quanto siamo portati a pensare nei nostri tempi.

Il discorso si fa sempre più interessante. Ogni ospite aggiunge una precisazione a quanto detto dal precedente e, accorgendomi del fatto che Socrate sarà l’ultimo a parlare, mi scopro anche io ad aspettare che si arrivi a lui. Tutti si elogiano vicendevolmente ma è evidente che sanno che il suo sarà il contributo maggiore.

Socrate è un volpone che mi piacerebbe avere come avversario in una costruttiva discussione. È l’ultimo a dover parlare dopo che persone autorevoli hanno esposto il proprio pensiero che lui non condivide. Ha l’imbarazzante problema di dover rovesciare tutto senza offendere nessuno e per far ciò s’inventa una diversa impostazione del suo discorso. Fa finta di non sapere nulla e d’avere appena imparato da una sacerdotessa quanto si accinge ad esporre. Una serie di domande e risposte tra i due costituiscono la struttura del suo argomentare. La sua verità, quindi, non parrà arrivare da lui, ma dalla sacerdotessa. Socrate poteva diventare un mago, se l’avesse voluto.

Nella sua disquisizione affronta anche il tema dell’immortalità. Visto che siamo nel mio campo, mi faccio ancora più attento. Come un mortale può pensare ed ottenere l’immortalità? La sua risposta, bellissima, è la Procreazione. Dice: “È appunto in questa maniera che ogni cosa mortale si mette in salvo, ossia non già con l’essere sempre in tutto il medesimo, come ciò che è divino ma con il lasciare in luogo di quello vecchio che se ne va o che invecchia, qualcos’altro che è giovane e simile a lui.”

Arrivano altri ospiti non attesi, ma comunque graditi. Alcibiade è uno strano personaggio innamorato non ricambiato di Socrate. Anche in queste case, vedo, accade ciò al quale siamo abituati. L’innamorato vuol stare vicino all’oggetto del suo desiderio e s’addolora se questo gli preferisce qualcun altro. In questo strano triangolo tra Alcibiade, Socrate e Agatone noto un forte flusso di emozioni che per qualche momento cambia la natura del simposio o se ne ricava un angolino.

I servi sono stanchi e da un pezzo sono andati a dormire facendosi dare il cambio da manovali addetti alle pulizie.

Gli ospiti ed il padrone di casa sono prossimi tutti al sonno e qualcuno è andato.

Mi sono fermato troppo in questa casa ed in questo tempo e troppo ho rubato di quanto non mi spetta osservare. Credo sia giunta l’ora di tornare indietro con la malinconica impossibilità di salutare e ringraziare Fedro, Pausania, Erissimaco, Aristofane, Agatone, Socrate ed Alcibiade.

Grazie a Fradefra, invece, per avermi stimolato con il suo accenno al libro e naturalmente alla sua amica che glielo ha fatto conoscere.

Silente

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