C'è stato un sogno, una volta, che era Roma. Si poteva soltanto sussurrarlo. Era cosí fragile. ... sarà realizzato!     [Marco Aurelio, in Il Gladiatore, di Ridley Scott]

Lettera ad una quarantenne senza curiosità

12 novembre 2010 alle 11:29

Ciao Forty,
da qualche giorno volevo scriverti questa lettera, ma, sai com’è la mia vita, non riuscivo a trovare la calma necessaria a rispondere alla tua domanda sul perchè ultimamente io non abbia voglia di uscire con te.

Forse la cosa migliore sarebbe stata parlarne a voce con te, ma avremmo finito per litigare ed io non voglio. Ho pensato, quindi, di scriverti questa lettera anche se so che appena avrai finito di leggere mi chiamerai al telefono per insultarmi. Ok, come sempre il cellulare è acceso, fai pure.

Che fine ha fatto la tua curiosità, Forty? Perché l’hai bandita dalla tua vita? Non sai che era una delle tue caratteristiche più belle?

Ti conobbi che avevi quasi ventiquattro anni e mi stupisti per l’incredibile desiderio che avevi di conoscere tutti gli aspetti della vita. Sembravi una spugna che assorbe ogni cosa. Ti si illuminavano gli occhi a sentire di un nuovo programma o di un aggeggio elettronico strano. Professionalmente ti piaceva conoscere nuove persone, ruoli e metodi. Nella vita privata eri un’esplosione di percorsi paralleli, sempre a caccia di cose nuove e nuove esperienze. Anche nel sesso la tua intelligenza indagativa e la tua curiosità infinita si manifestavano con una continua ricerca di nuove sensazioni.

Passarono alcuni anni e la tua fame di nuovo ti aveva fatto accumulare quella grande esperienza che ti rendeva la donna splendida che mi faceva dimenticare ogni impegno per trascorrere il mio tempo con te. Chi ti conobbe a ventisette anni ti vide così, probabilmente. Una freschissima ragazza con la saggezza di una donna che ha girato il mondo, visto le genti e conosciuti i sapori. Una donna pronta al suo prossimo salto.

A trent’anni qualcosa cambiò. Alcune tue convinzioni divennero più radicate, ferme, meno suscettibili alla discussione. Si notava che alcune scelte le avevi già fatte e le davi per acquisite e scontate. Sembravi meno disponibile ad esaminare altre alternative.
Pensai che fosse normale, visto che la tua conoscenza diventava più forte ed in fondo mi piacevi molto anche per questo. “Ragazzi, quella ha le palle!” – dicevo agli amici e la mia stima per te era altissima (non che oggi non lo sia!).

Fu intorno ai trentacinque anni che cominciai a realizzare la brutta verità. Intanto che crescevi e diventavi sempre più matura, perdevi la curiosità ed il desiderio del nuovo.
Sai che pur amando “lo studio del documento umano”, non sono uno psicologo. Non saprei dire, quindi, quali siano state le cause di ciò. Forse fatte le tue scelte, non avevi più voglia o energia per metterle ogni giorno in discussione. Forse ti sentivi arrivata. Forse avevi perso il contatto col mondo reale e soprattutto con quello delle persone che amano crescere ogni giorno. Forse eri troppo impegnata nelle cose che ritenevi importanti, per pensare alle nuove emozioni. Forse semplicemente non eri mai stata curiosa ed il tuo era solo un atteggiamento che io avevo scambiato per tale, non so. Banalmente, magari non avevi più voglia di nuovo.
Comunque, tutto quello che nella vita avevi provato e stava dentro di te ti rendeva estremamente interessante. Con te si poteva parlare di tutto, anche se a tratti ci si scontrava con alcuni tuoi muri oltre ai quali non si poteva andare.

Mi ricordo quei mesi intorno ai tuoi quarant’anni, quando per un nostro contemporaneo momento di libertà sentimentale tornammo a “frequentarci”.
Mi stupirono alcuni tuoi cambiamenti rispetto a come ti ricordavo. Volevi andare sempre negli stessi ristoranti perché dicevi di non voler rischiare di mangiar male. Mi proponevi solo film con attori e registi conosciuti “perché” – dicevi – “solo il 10% dei film di sconosciuti vale qualcosa ed io non ho voglia di perdere tempo“. Andavi sempre negli stessi negozi e la mia proposta di cambiare per una volta acconciatura provocò un tuo gesto stizzito.
Sessualmente ci restai un po’ male, quando scoprii che, pur essendo fantastica, eri rimasta quella che conoscevo diciassette anni prima, senza una sola aggiunta.
Intendiamoci. Non che in quei mesi io sia stato male, figuriamoci. Eri splendida! Mi mancava, però, la tua vecchia curiosità e voglia di nuovo. La luce che nei tuoi occhi si accendeva ogni volta che pensavi di poter scoprire qualcosa.

Hai quarantacinque anni, oggi, e mi addolora molto dirtelo, Forty, ma sei diventata noiosa.

In te tutto è fissato, preordinato, deciso e prevedibile. Non sbagli mai, sei estremamente affidabile, sei un mondo da scoprire per un giovane che ti frequenti, sai fare ogni cosa.
Per chi però ti conosce come me da quando eri giovane, sei ferma, non ti muovi e non cresci più.
Starti vicino è difficile perché tenti di fermare ogni azione tendente al nuovo. Ogni cosa deve avere un motivo, un perché, una giustificazione.
È per questo che non ho tanta voglia di uscire con te. Preferisco ricordarti com’eri. La donna di oggi è affidabile. Quella di prima era meravigliosa.

Che fine ha fatto la tua curiosità, Forty? Perchè l’hai uccisa?

fradefra

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