C'è stato un sogno, una volta, che era Roma. Si poteva soltanto sussurrarlo. Era cosí fragile. ... sarà realizzato!     [Marco Aurelio, in Il Gladiatore, di Ridley Scott]

Questo racconto è il seguito di Tutto per una mela.

Lo scrissi nel 2006 ed ancora oggi, rileggendolo, lo considero uno dei miei scritti che mi piace di più.

Spero piaccia anche a voi.

Giorno X: cronache di quei giorni

23 novembre 2010 alle 09:03

Ventimila anni prima suo padre l’aveva mandata su quel pianeta ad assistere quella razza appena creata. Nei millenni successivi, lei aveva guidato l’evoluzione degli Uomini, così loro s’erano chiamati, sempre come compagna nell’ombra di un maschio di potere.

Purtroppo al momento le cose andavano male, i popoli ellenici, egizi e persiani si erano disgregati, le antiche civiltà si erano estinte e quella attuale, la romana, era in crisi.

Venus chiese aiuto al vecchio padre inviandogli un rapporto completo della situazione e consigliando un intervento deciso. Poco dopo gli arrivarono le istruzioni per preparare l’arrivo di un agente che avrebbe dato un forte impulso evolutivo. Stavolta lei sarebbe stata la madre di colui che tra una trentina d’anni avrebbe impartito al mondo una svolta decisiva.

Iniziò la preparazione inscenando il suo suicidio, per liberarsi della sua attuale posizione. Era regina dell’Egitto, ma ormai questa millenaria civiltà aveva concluso il suo ciclo di vita e non c’era nulla che lei potesse fare per evitarne il declino. Occorreva lasciare momentaneamente spazio ai Romani e trasferirsi a Gerusalemme.

La missione era delicata perché doveva trovare un ruolo provvisorio che le desse modo di operare con larga autonomia ed influenza, ma senza richiamare troppo l’attenzione su di sé. Ad un certo punto, infatti, sarebbe dovuta sparire senza destare sospetti, per assumere la figura carismatica di madre della Chiave.

Nei decenni che seguirono studiò tutti i dettagli dell’operazione decidendo le varie fasi e preparando alcune vie alternative, nel caso qualcosa fosse andato storto. Acquistò molte piccole proprietà da usare come appoggio e vi mise a capo alcune famiglie su cui sapeva che avrebbe potuto far conto.

Non gli restava che trovare l’uomo di cui diventare moglie. Doveva avere precise caratteristiche: forte apertura mentale, medio ceto sociale ed economico, libertà da vincoli di servitù verso qualcuno e, soprattutto, disponibilità ad accettare un figlio maschio non suo. Non era facile.

Un anno prima del giorno X, scelse Joseph, il proprietario di un laboratorio specializzato nella lavorazione del legno. Come al solito, volle che lui fosse anche bello, intelligente ed in qualche modo brillante. Le sarebbe stato più facile vivergli accanto e magari amarlo. Nella sua vita, non sapeva neppure lei la sua età esatta, aveva sempre preferito svolgere il suo ruolo al fianco di un uomo che amava, anche se questo le imponeva duri sacrifici e molto dolore quando arrivava il momento della separazione, alla morte di lui. Le poche volte, invece, che era stata compagna di un maschio che non stimava, il lavoro le era parso terribile e in caso, addirittura, aveva dovuto interrompere bruscamente l’operazione in corso.

A Joseph disse tutta la verità. Era un uomo eccezionale e poteva sopportarla. Accettò anche il dover restare nell’ombra, nonostante la sua parte importante. Lei si ripromise di far sì che lui non avesse mai a pentirsene. In fondo, non aveva qualche milione d’anni per nulla e sapeva come fare! I maschi erano la sua specialità.

Prepararono assieme il viaggio. Sarebbero andati per qualche tempo in un paesino dove erano sconosciuti e nessuno si sarebbe insospettito per l’improvvisa nascita di un bimbo di cui non s’era notata la gestazione.

Anche se le leggende parlano di una grotta, erano in una loro vecchia ed isolata fattoria, quando dall’astronave che a tutti sarebbe parsa una stella, col teletrasporto arrivò l’agente, nella sua fase di neonato.

Com’era logico, dato il suo addestramento, lui aveva già le conoscenze e le capacità mentali di un adulto ed arrivava con precise istruzioni su come portare avanti la sua missione.

In barba a quel vecchiaccio di suo padre che aveva ordinato di dargli un nome senza poesia, lei scelse di chiamarlo Jesus. L’agente meritava d’essere ricordato con un nome decente, nei millenni successivi.

TAG: fantasy

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